Diritto

La sfida globale

Dai problemi del fisco ai cambiamenti dell'economia, con il professor Pasquale Pistone abbiamo affrontato le sfide che gli Stati oggi devono affrontare. E che stanno influenzando sempre più la vita di tutti.

di Giappichelli / pubblicato 29 Novembre 2021

«Il diritto globale sta scrivendo le pagine della sua storia oggi». Per Pasquale Pistone non ci sono dubbi: «Stiamo vivendo una nuova fase». Professore associato di Diritto tributario all’Università di Salerno e titolare di una cattedra Jean Monnet Ad Personam presso la WU di Vienna, Pistone è anche presidente accademico dell’autorevole International Bureau of Fiscal Documentation in Amsterdam, oltre ad aver ottenuto tre honoris causa (in Russia, Sud Africa e Svezia). Curatore di 60 volumi e autore di sette monografie, nonché di oltre 200 articoli e saggi, per Giappichelli ha firmato il manuale di Diritto tributario europeo e quello di Diritto tributario internazionale.

Partiamo da quest’ultimo manuale, che ha scelto di aggiornare ogni due anni: quale importanza riveste nella situazione attuale?

Affronto il diritto tributario internazionale in lingua italiana, quindi non solo le norme dell’ordinamento tributario italiano, ma le dinamiche normogenetiche a livello internazionale. Vorrei far comprendere che non esiste più l’epoca dell’assolutezza della sovranità tributaria nazionale: oggi va esercitata in ambito congiunto con gli altri Paesi.

Oltre a studiare le convenzioni italiane e internazionali, vengono approfondite anche realtà particolari come San Marino e la Svizzera.

«Non esiste più l’epoca dell’assolutezza della sovranità tributaria nazionale: oggi va esercitata in ambito congiunto con gli altri Paesi»

Pasquale Pistone

Lì si pongono problemi di diversa natura. In Svizzera l’italiano è una delle lingue ufficiali, ma dal punto di vista di sviluppo dottrinale è in condizione di inferiorità rispetto alle altre. Pur non essendo una pubblicazione sul diritto tributario svizzero, nell’ottica del coordinamento fiscale internazionale è interessante studiare queste norme. Ad esempio, San Marino è uno Stato di appena 28mila abitanti, ma è rilevante per vicende storiche legate alla sua natura di paradiso fiscale: oggi, nell’ambito della trasparenza fiscale internazionale, le cose sono cambiate e questo manuale affronta anche le convenzioni internazionali di San Marino. 

Uno degli obiettivi è introdurre un pubblico più ampio ad una materia spesso vista come particolarmente tecnica. In realtà sta influenzando sempre più la vita di tutti…

Penso per esempio al caso Apple in Irlanda o ad altre situazioni all’attenzione della Corte di Giustizia: quasi ogni giorno sulle prime pagine dei giornali si mette a tema la necessità di un coordinamento fiscale internazionale, come reazione alle imprese multinazionali che non pagano i tributi. 

Cosa intende?

Stiamo vivendo una fase di globalizzazione del diritto, che va riconciliata con il principio di diritto positivo: l’esigenza di contrastare dei fenomeni globali porta a cambiare le modalità di produzione del nostro diritto. Prendiamo le multinazionali, che sfruttando le differenze tra i sistemi impositivi dei singoli Paesi non pagano tributi. Gli Stati si sono resi conto che devono esercitare la propria sovranità nazionale in modalità congiunta e coordinata, altrimenti la finanza pubblica non sarebbe sostenibile e si aumenterebbe il prelievo sui soggetti che non possono sfuggire all’imposizione: una situazione veramente iniqua. 

Che valore ha, in questo senso, l’accordo sulla tassazione internazionale raggiunto dal recente G20?

È una riforma storica: la governance politica internazionale appoggia lo sviluppo di questo approccio globale alle problematiche dell’imposizione. In altre parole, la sovranità tributaria non è più un fenomeno solo nazionale: è una nuova fase che, come giuristi italiani, non siamo abituati a studiare, perché il positivismo giuridico ha delle radici molto forti.

«La pandemia ha introdotto un elemento globale, incidendo sulla materia tributaria»

Pasquale Pistone

Cosa prevede questa riforma?

Stabilendo un’aliquota minima di imposizione, si riducono le pratiche di elusione fiscale. Così si crea una sorta di concorrenza fiscale regolata, mentre prima la competitività delle imprese dipendeva dalle differenze di imposizione: chi veniva tassato a zero era ben più competitivo di chi veniva tassato al 20 per cento. È una partita globale e mi piace pensare che si verifichi nello stesso momento in cui si stanno ricercando accordi internazionali sul clima: come giuristi, ci rendiamo conto che certe questioni possono essere affrontate solo a livello globale. Se la Germania intende proteggere l’ambiente, ma le sue imprese vanno a produrre in Cina ed inquinano laggiù, il pianeta è lo stesso. 

Cosa può aver favorito questi processi? 

La pandemia ha introdotto un elemento globale, incidendo sulla materia tributaria. Nel diritto tributario c’è il concetto di “stabile organizzazione”, cioè ogni impresa è associata ad una sede fissa di affari. Con la pandemia, invece, abbiamo visto che possiamo fare molte più cose a distanza: dalla città in cui uno vive, può lavorare per qualunque impresa nel mondo. Dunque un’impresa può essere sui mercati mondiali senza una presenza sul territorio: è un processo di smaterializzazione dell’economia. Ma per il diritto tributario devo realizzare un collegamento all’imposizione: perché uno Stato mi può tassare? Immaginando di lavorare da Torino per un’impresa austriaca, perché l’Italia non mi potrebbe tassare dato che sono in Italia? O perché l’Austria dovrebbe tassare il mio stipendio se non sono lì? Ormai è difficile capire quale Stato ha un collegamento all’imposizione: come si svilupperà la globalizzazione del diritto? È la sfida che abbiamo davanti oggi. 

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