Economia

Per un’economia sostenibile

di Giappichelli / pubblicato 29 Luglio 2021

Terzo settore ed economia sociale, partendo dal pensiero di Amartya Sen. Intervista al professor Marco Musella, professore ordinario di economia politica dell’Università Federico II di Napoli e presidente di Iris Network

Il suo percorso di studio come l’ha avvicinata al pensiero di Amartya Sen?

Quindici anni fa ho iniziato ad interessarmi al pensiero di Sen grazie ai miei studi sul reddito di cittadinanza, non l’attuale legge italiana, ma la norma Campana del 2004/2005 molto avanzata nel concepire lo strumento come misura di contrasto alla povertà perché la piena cittadinanza sia di tutti. Anche quando ho approfondito lo studio dell’istituto della “compartecipazione degli utenti al costo dei servizi” le idee di Sen sulla povertà sono state utili soprattutto in tema di come realizzare graduatorie eque e possibili. Mi sono reso conto nel periodo immediatamente successivo che il pensiero di Amartya Sen poteva dare una luce nuova agli studi sul terzo settore e sull’economia sociale dando fondamenta teoriche profonde alla legislazione che tutela queste organizzazioni e i loro interventi. L’esistenza di realtà organizzate che nascono spontaneamente, non in un’ottica di perseguimento di profitto, ma di interessamento del benessere dei più deboli e della collettività tutta, è una ricchezza da non perdere se si vuole raggiungere più alti livelli di sviluppo umano.

Volontari della banca alimentare comunitaria che lavorano durante la crisi covid-19

Qual è il nucleo centrale del pensiero di Sen?

Uno dei vertici più alti del pensiero di Sen, a mio parere, è il capability approch. Esso, per dirla in sintesi, parte dal presupposto che la nostra vita è fatta di funzionamenti; noi viviamo perché funzioniamo, nel senso che vivere è muoversi, nutrirsi, amare, etc.; ci sono cose più semplici o più complesse, ma tutti sono funzionamenti. E allora lo sviluppo va visto nella direzione di favorire la possibilità di funzionare in modo coerente con le proprie aspirazioni e le proprie idee. Sen non ragiona, però, come se tutti debbano funzionare allo stesso modo, ma ritiene invece che tutti debbano avere un set delle capability abbastanza ampio da poter davvero scegliere e da non esser costretti a rinunciare alla propria dignità o alle proprie aspirazioni per mancanza di opportunità di scelta. Lo sviluppo è libertà proprio nel senso che lo sviluppo è l’allargamento dello spazio della libertà di scelta per un numero sempre maggiore di esseri viventi.

Quale impatto e implicazioni del pensiero dell’economista indiano nell’economia e nella politica?

Sen critica l’affidarsi esclusivamente al Pil come misura del benessere perché altre dimensioni sono assai rilevanti nel condizionare la capability set; innanzitutto, salute e istruzione. Nell’ottica “seniana”, poi, dovremmo imparare a valutare il capability set delle persone e dei gruppi e non la diversità dei funzionamenti. La domanda da porci per discutere correttamente di giustizia, uguaglianza, povertà è: le diverse modalità di vivere la vita sono da considerarsi frutto di scelte libere diverse o su di esse hanno inciso i condizionamenti di un capability set troppo ristretto?

NEW DELHI, INDIA – FEBRUARY 22: Economist Amartya Sen, photographed on February 22, 2017 in New Delhi, India. (Photo by Priyanka Parashar/Mint via Getty Images)

E le politiche stanno realizzando un allargamento del capability set di chi ha meno opportunità?

A ben vedere, infine, mentre tutta l’economia politica è costruita sul paradigma dell’homo economicus, cinico ed egoista, Sen propone una visione nella quale ha spazio l’etica e la solidarietà anche nel comportamento degli agenti economici. Le conseguenze sono assai rilevanti e c’è da sperare che venga presto sviluppata una teoria economica seniana, alternativa a quella ortodossa che tanti danni ha contribuito a generare nel nostro mondo.

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