Diritto

Informatica e diritto, insieme

Intervista con l’avvocato Paolo Galdieri autore del volume “Il Diritto penale dell’Informatica. Legge, giudice e società”

di Giappichelli / pubblicato 10 Novembre 2021

L’informatica pervade e orienta il nostro mondo da ormai da quattro decenni. Il diritto come si è avvicinato al tema e come si è adattato alle trasformazioni continue?

«Il diritto, inevitabilmente, è più lento del progresso tecnologico. In quanto complesso di regole che devono disciplinare l’agire umano ha prima la necessità di osservare che certe realtà si consolidino per poi intervenire. Ciò detto, è innegabile che nel nostro Paese si sia intervenuti rispetto ad altri gradualmente e con un certo ritardo».

La connessione tra i computers ha generato una nuova comunità sociale,  comunità in cui si riproducono interamente tutte le forme proprie dell’agire umano

Il suo recente testo parla di criminalità informatica nelle sue diverse declinazioni. E possibile classificarne la gravità e come il diritto le riesce a definire e contenere

«Il nostro legislatore ha compreso correttamente che le tecnologie non producono un nuovo interesse meritevole di tutela, da alcuni indicato come bene informatico, ma nuove modalità di aggressione verso interessi o beni giuridici che rimangono sempre gli stessi(patrimonio,fede pubblica, domicilio, riservatezza, ecc), ne consegue che i reati, a seconda del bene colpito, presentano una pericolosità e, quindi, una gravità differente. Pensiamo all’accesso abusivo all’interno di un computer domestico o ad un sistema governativo, alla frode ed al danneggiamento informatico, piuttosto che alla pedofilia telematica, al cyberstalking, ecc. Pensiamo ancora all’uso delle reti da parte della mafia o dei gruppi terroristici o, da ultimo, all’uso delle armi telematiche da parte degli Stati, c.d.cyber war Reati diversi, modalità di condotta differente, pericolosità e gravità eterogenee».

Il diritto ha l’arduo compito di regolamentare le condotte digitali, tenendo ben presente le esigenze di libertà e riservatezza da un lato,  e di sicurezza dall’altro

Internet, Social network, mondo digitale. Una lotta tra bene e male, dentro il quale il diritto cerca  di intervenire per salvaguardare la convivenza civile di una comunità. In che modo?

«La connessione tra i computers ha generato una nuova comunità sociale,  comunità in cui si riproducono interamente tutte le forme proprie dell’agire umano, essendo la comunità virtuale palcoscenico emblematico di una realtà in costante evoluzione. E’ dunque inevitabile che su tale palcoscenico si pongano in essere tanto condotte meritorie, quanto condotte che manifestano  disvalore sociale. Nella rete si può esprimere la propria opinione, acquistare beni, comunicare con chiunque dovunque si trovi. Tuttavia, nella rete si può anche rubare, spiare, molestare le persone , divulgare materiale pedopornografico, trafficare in armi e droga,  tramare contro governi democratici. Il rapporto, dunque, tra la rete ed il reato espresso da una sorta di criminalità mediatica ed anonima si presenta come fisiologico, una sorta di “rovescio della medaglia“ o “prezzo da pagare“ in nome del progresso tecnologico. Il diritto, quindi, ha l’arduo compito di regolamentare le condotte digitali, tenendo ben presente le esigenze di libertà e riservatezza da un lato,  e di sicurezza dall’altro. I divieti non devono essere percepiti come censura, il timore che si invochi la censura non deve lasciare spazio a zone franche».

La “delinquenza informatica” nel suo volume ci si interroga sulle possibili ripercussioni giuridiche in sede di applicazione in concreto della pena.

«Per anni l’attenzione si è focalizzata su come le tecnologie modifichino le modalità di aggressione degli interessi meritevoli di tutela. Io, tuttavia, ritengo che le tecnologie incidano non solo sul modo di agire, ma anche sul modo di pensare del soggetto agente ed in alcuni casi, al ricorrere di certe condizioni, sullo stesso processo di formazione della volontà. Per tale motivo mi interrogo se possano ad esempio essere riletti istituti come quello dell’imputabilità o dei motivi a delinquere e se tale eventuale rilettura possa incidere sulla quantificazione della pena da irrogare in concreto».

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